​Leggo, come molti di voi, con gioia e dolore alternati le notizie che arrivano dalle zone terremotate e in particolare da Rigopiano.

La gioia di ritrovamenti insperati di persone vive e la tragedia dei dispersi e dei morti.

Sono questi i momenti in cui si capisce plasticamente quanto la macchina pubblica sia l’asse portante delle nostre vite e pesano come un macigno i tagli sprezzanti di chi pensa che anche la nostra sicurezza possa essere privatizzata in un sistema in cui conti solo il guadagno.

Ma pur con tutte le giuste critiche dev’essere riconosciuta la spettacolare reazione popolare ed istituzionale: siamo tutti piccoli uomini soli davanti alla forza della natura (o alla distruzione della guerra e della fame) ma insieme abbiamo la forza per salvarci e governare la paura.

Nell immagine vedrete anche la foto di una squadra di soccorso composta da migranti africanti: la creazione di una comunità passa attraverso la solidarietà reciproca.

Nessuno si salva da solo.

​Non credo al conflitto generazionale, non ci credevo neanche quando militavo nella giovanile dei democratici di sinistra: il tema è sempre il conflitto sociale.

Se ci fate caso gli under35 ricchi o figli di chi ha potere non hanno gli stessi problemi di chi deve lavorare per campare.

Per me fare politica significa rappresentare i secondi.

​La situazione è grave ma almeno interessante.  Si potrebbe riassumere così la mia opinione sulla direzione provinciale del PD Trieste (e sulla situazione in generale).

Di buono c’è che posso dire di aver trovato qualcosa di condivisibile in quasi tutti gli interventi con menzione d’onore a Roberto Cosolini (ex Sindaco di Trieste) e Francesco Russo (Senatore), per la lucidità nell’ analizzare la situazione politica e fare proposte per il futuro.

Non è colpa della segreteria ma arriviamo alla discussione con un tale ritardo che molti commenti sono surreali, non solo è già accaduto tutto ma è pure finita la discussione pubblica e se n’è aperta un altra.

Per quanto dolga dirlo (io sono vintage, appassionata alla politica di partito pesante) il compito che spetta ora a noi 30enni è teorizzare nuove forme organizzative per il pensiero politico e la formazione della classe dirigente, l’organizzazione partito è alle battute finali.

Non possiamo essere utili alla società restando chiusi in una stanza.

Gira in queste ore una discussione sui social network, riguardante la modalità di nomina del Presidente del Consiglio che, nonostante il Presidenzialismo di fatto che ci sembra di aver vissuto negli ultimi anni, non è eletto direttamente dai cittadini ma nominato dal Presidente della Repubblica.

Attorno a questo punto, ovvero il sistema di designazione del capo del governo, si è scatenato un accesissimo dibattito che vede una parte parlare erroneamente di elezione e l’altra deridere con superiorità l’errore.

E’ sicuramente incontestabile che accusare un Presidente del Consiglio di non essere eletto è un errore, ma prendersene gioco è sbagliato, dimentica la fase politica di enorme personalizzazione vissuta negli ultimi anni ed evidenzia la poca comprensione delle tensioni presenti.

Significa non riuscire a vedere il bisogno che si cela dietro all’errore: cioè il bisogno di rappresentanza. Il bisogno dei cittadini di sentire che il proprio voto conta, che la loro voce sarà ascoltata.

Rifuggiamo dal classismo che emerge dalla derisione di chi pensiamo ignorante e riprendiamo dalla rappresentanza di chi si sente escluso: in fondo è il lavoro della sinistra.

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​Non riesco (per banali motivi di tempo) a seguire in modo approfondito il dibattito però mi sembra di aver capito che a Roma (e forse non solo lì) uno dei problemi è che gli Assessori vengono scelti sempre dallo stesso gruppo di avvocati e notabili conservatori, che ovviamente scelgono persone che assicurano loro un controllo più o meno diretto delle decisioni e del potere, indipendentemente da chi vince le elezioni.

Io mi sbaglierò ma da quanto ne sapevo avere un partito con un idea di società, organizzato, strutturato e finanziato con i soldi pubblici serviva (tra le altre cose) ad evitare che fosse quel giro lì a decidere le cose.

Avendo deciso che i partiti organizzati non servono, che è sufficiente avere volontari per bene che si spera siano eletti e dopo qualche anno tornino alle loro attivita, come si fa? 


Sono sufficienti i volontari
per contrastare efficacemente quei gruppi di potere?